Trilussa – La Cecala d’oggi


Tratte da: Favole rimodernates

La Cecala d’oggi

Una Cecala, che pijava er frescoall’ombra der grispigno1 e de l’ortica,pe’ da’ la cojonella2 a ‘na Formicacantò ‘sto ritornello romanesco:– Fiore de pane,io me la godo, canto e sto benone,e invece tu fatichi come un cane.– Eh! da qui ar bel vedé ce corre poco:– rispose la Formica –nun t’hai da crede micach’er sole scotti sempre come er foco!Amomenti verrà la tramontana:commare, stacce attenta… –Quanno venne l’invernola Formica se chiuse ne la tana.ma, ner sentì che la Cecala amicaseguitava a cantà tutta contenta,uscì fòra e je disse: – ancora canti?ancora nu’ la pianti?– Io? – fece la Cecala – manco a dillo:quer che facevo prima faccio adesso;mó ciò l’amante: me mantiè quer Grilloche ‘sto giugno me stava sempre appresso.Che dichi? l’onestà? Quanto sei cicia!3M’aricordo mi’ nonna che diceva:Chi lavora cià appena una camicia,e sai chi ce n’ha due? Chi se la leva.

1) Cicerbita, specie d’insalata.
2) Per canzonare, dar la baia.
3) Di poco spirito.

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